Meteore Mondiali: Quando Letchkov fece piangere la Germania

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In Italia, una “meteora” è quel giocatore che vive un breve periodo di gloria, prima di tornare nuovamente nell’anonimato. I Mondiali sono pieni di storie del genere, di giocatori che in qualche modo raggiunsero l’apice della loro carriera proprio in quei magici 30 giorni, una volta ogni quattro anni, quando tutto il mondo ruota intorno a un pallone.

Le meteore brillano sul palcoscenico più importante, per poi tornare subito nei ranghi, o peggio ancora sparire dal calcio che conta. Come un incantesimo che si rompe, o un sogno da cui si svegliano troppo presto.

Antonio Guarini ci porta alla scoperta delle 10 più grandi “meteore mondiali” nella storia recente della Coppa del Mondo. Alcune di loro hanno aiutato gli Azzurri a conquistare la storia, altri evocano ricordi dolorosi per i fan italiani. Ma tutte si sono guadagnate quell’affascinante status di “meteora”, avendo trovato la formula magica proprio quanto contava di più.

Non avranno vinto il Pallone d’Oro, e in alcuni casi neppure il Mondiale, ma tutte conservano un posto d’onore nella memoria di tutti gli amanti del calcio.

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7) Yordan Letchkov, il bulgaro che fece piangere la Germania

Il gioco del calcio è molto semplice. Si gioca 90 o 120 minuti e poi vincono i tedeschi”, Gary Lineker ha quasi sempre ragione. Quasi, perché nel Mondiale di U.S.A. ’94 un bulgaro eliminò i campioni del mondo in carica. Già, un bulgaro.

Yordan Letchkov segnò il gol con il quale la migliore Bulgaria di sempre si qualificò per la semifinale. Una via di mezzo tra Elio delle Storie Tese e un agente del KGB, Letchkov divenne in un attimo uno dei giocatori più famosi al mondo. In quella Bulgaria giocava gente del calibro di Balakov e Stoitchkov. Ma la rivelazione fu lo scarso-crinito centrocampista dell’Amburgo. Altra beffa, in quegli anni Letchkov giocava proprio nella Bundesliga tedesca.

Quella Bulgaria vide fermarsi la sua corsa contro l’Italia di Arrigo Sacchi. Una fantastica doppietta di Roberto Baggio condannò i bulgari all’eliminazione. Letchkov e compagni, paghi del risultato, vennero poi travolti dalla Svezia nella finale per il quarto posto.

Yordan continuò a giocare nell’Amburgo fino al 1996, per poi trasferirsi al Marsiglia. Nel 1997 se ne va in Turchia, al Besiktas. A fine stagione si ferma per tre anni. Tornerà a giocare in patria, prima al Cska Sofia e poi allo Sliven, per ritirarsi definitivamente nel 2004. Quella Bulgaria è rimasta ben stampata nella memoria di tutti. Una squadra ricca di talento, che fece conoscere il calcio bulgaro anche oltreoceano. La capocciata di Letchkov resta forse  il punto più alto della storia per la nazionale bulgara.

L’Elio di Sofia ha dimostrato che ogni tanto, anche i tedeschi si possono battere in un mondiale. Anche quando non si è belli. Anche quando non si è famosi. Soprattutto quanto si usa bene la testa. Come in quel assolato pomeriggio del 10 luglio 1994 al Giants Stadium di New York. Un gol che ha consegnato per sempre alla storia del calcio bulgaro Yordan Letchkov, il bomber con la faccia da ragioniere triste.

 

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La capocciata contro la Germania non fu l’unico exploit di Yordan Letchkov ai Mondiali di U.S.A. ’94. Il centrocampista dell’Amburgo aveva già segnato un goal alla Grecia durante il primo turno.

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